Il mosaico del tempo grande

 

Il mosaico del tempo grande

 Mondadori – pag. 238, € 16,50

Una calda, luminosa estate del nuovo millennio: nella piazza assolata di Hora, paese della Calabria fondato secoli fa da esuli albanesi e dove si parla tuttora la loro lingua arbëreshe, si ferma un autobus e ne scende una splendida ragazza bionda con un bimbo fra le braccia. Ad assistere l suo arrivo c’è Michele, un giovane fresco di laurea che sta trascorrendo l’ultima estate al paese, prima di emigrare al Nord in cerca di un lavoro. E proprio Michele, grazie alla curiosità  inesausta per le storie della sua gente, presto scoprirà il segreto di Laura Damis, la bionda sconosciuta, e del bambino che porta con se.
A guidare il giovane nell’indagine sul passato, a raccontargli le vicende degli antenati albanesi – dall’eroe Scanderbeg al coraggioso papàs Dhimitri Damis – e quelle più vicine e misteriose che hanno
condotto il padre di Laura, anni prima, a lasciare Hora per sempre, e Gojàri, cioè Boccadoro, l’artista che ha mille storie nella bocca, tutte vere e preziose come i tasselli del grande mosaico a cui sta lavorando da tempo.
Nel corso di questa lunga estate mediterranea, come nello spazio conclusivo di una cornice, Carmine Abate dispone mille tessere colorate – un paese saccheggiato dall’esercito ottomano alla fine del ‘400, le imbarcazioni dei profughi che lasciano la costa balcanica per cercare salvezza e libertà, il viaggio interminabile sotto la guida di un papàs con la moglie incinta; e poi l’Albania di Enver Hoxha, la fuga d’amore oltrecortina di una fascinosa ballerina di Tirana; e ancora un gommone carico di disperati che affonda per colpa dello scafista, i sapori forti della Calabria, il mistero di un tesoro nascosto, di un pugnale d’oro; e l’odio, la passione trasmessi per generazioni fino al momento della resa dei conti. Il risultato è un emozionante “mosaico” costruito, come quello di Gojàri, con tessere di smagliante vividezza e con una lingua che accoglie nel suo flusso affabulatore tutta la musicalità e il colore dell’arbëresh e del dialetto calabrese, in un singolare esempio di plurilinguismo che non rinuncia alla piana semplicità del raccontare.
Una costante delle opere di Abate è la vicenda di una formazione individuale che s’incrocia con la storia collettiva. In questo romanzo l’iniziazione di un giovane all’amore e alla vita si confronta continuamente con una sottotraccia tesa e avvincente come un giallo e con l’epopea degli antenati, un vero e proprio romanzo storico. Perchè l’avventura dei singoli rimanda sempre alle radici, a una storia lunga di passioni, di sangue, di ossessioni che passano intatte attraverso il “tempo grande” dei popoli e delle generazioni.